Povero Sudan

La Corte Penale Internazionale ha chiesto l’arresto di Al Bashir, presidente del Sudan, per il genocidio del Darfur.

Dopo la guerra economica, mascherata dal conflitto religioso/ideologico tra cristiani, tra il nord e il sud, terminata nel 2004, che ha lasciate molte ferite aperte in tutto il paese, oltre 2.000.000 di morti e milioni di profughi, con non ultimo il fatto grave dell’incidente, se si tratta di incidente, a John Garang, è iniziata la guerra ai nomadi della ragione del Darfur. Regione ricca di petrolio che ha decentrato il problema delle ricchezze verso est causando fin’ora migliaia di vittime, un milioni di sfollati, 150.000 profughi, principalmente donne e bambini, in Ciad e 1,2 milioni di vittime della crisi alimentari che è seguita a questa guerra.

Come sempre le ragioni economiche vengono prima dell’essere umano. Guardiamo i fatti come si sono evoluti: dopo la dichiarazione del CPI il Sudan dice che non riconosce l’autorità, la Cina, Russia e anche gli Stati Uniti non firmano la rettifica della richiesta. Questo perchè? Perchè il Sudan è una delle nazioni emergenti come produttore di petrolio, specificatamente nella zona del Darfur. Inoltre la Cina è uno dei paesi che offre le sue armi per l’esercito sudanese.

Cosa succede ora e nel futuro? Nel momento presente i caschi blu dell’ONU in missione con le unità di pace dell’Africa Unita stanno lasciando il paese. Le ONG stanno diminuendo il personale per paure di ritorsioni. I cittadini occidentali sono invitati a lasciare il paese.

E il mio pensiero va verso le persone che operano nelle scuole di formazione che ho incontrato nella mia esperienza del 2003, ai professori profughi che vivono una continua guerra e non potranno forse mai vedere la pace, a tutti i bambini che ho visto e che mi hanno regalato il loro sorriso e donato il loro sguardo sempre pieno di gioia e bellezza.

Chissà cosa succederà ora e cosa succederà dei più poveri che sono sempre quelli che rischiano, che soffrono e vivono nella disperazione.

Già oggi i giornali non riportano più la notizia che sta passando in secondo piano.

Chiudo scrivendo uno dei proverbi africani che preferisco:
Quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata.

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28 thoughts on “Povero Sudan

  1. Ci sono un sacco di interessi economici e politiche, dietro le guerre “di religione”
    E per questi interessi la gente combatte, e viene ammazzata, ferita, mutilata, cacciata via.
    Bellissimo il proverbio che hai citato: è vero, sono sempre i deboli a soffrire pr le manie dei grandi!

  2. Ricordo un brano di Erasmo da Rotterdam di cui riporto solo un breve stralcio ” …la saggezza rende timidi, e per questa ragione vedete di solito questi sapienti alle prese con la povertà, con la fame, col fumo, dimenticati, senza prestigio, invisi a tutti, mentre invece vedete gli stolti navigare nell’oro, salire al governo degli Stati, insomma prosperare in tutti i sensi.
    Se qualcuno infatti pone la sua felicità nel piacere ai principi e nel vivere in mezzo a questi miei fedeli simili a divinità ingioiellate, che cosa volete che se ne faccia della saggezza? Anzi presso gli uomini di corte non c’è nulla di più aborrito della saggezza…” da Elogio della follia

  3. Allora sei nuovamente di partenza….
    Io mi sto godendo questi giorni di ozio quasi totale e poi…. lunedì al lavoro anch’io.
    Buon divertimento per questo weekend ferragostano :)

  4. Vabbé, sei tornato il 3… Vuol dire che c’è un piccolo stacco tra una vacanza e l’altra :)
    ….Sai che, prima di scrivere “ferragostano”, sono andata a cercarlo su Google?… Inutile: dava sia ferragostano che ferragostiano :)

  5. Questa guerra (ne esplodono ovunque ormai) ha avuto effetti disastrosi e conseguenze ancora peggiori.(ma quale guerra è esente da ciò?). Pare non esista nessun mezzo per evitarle, poichè gli interessi economici sovrastano qualunque rispetto della vita umana. Il senso di impotenza mi aggiunge una tale tristezza che spesso si commuta in rabbia. Ovviamente sterile. Più che dire NO alla guerra, cos’altro possiamo fare? Tu hai un’ idea?

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