Per un Natale e un Anno a tutto Cacao

Ho conosciuto una persona "normale", perchè credo che voglia definirsi così, che può considerarsi speciale.
Questa persona è un sacerdote missionario che ha passato buona parte del suo servizio in missione, in America Latina, Ecuador per la precisione, ed ora, "perchè scomodo" è dovuto rientrare in Italia.

Oggi mi sono stati girati, via mail, i suoi auguri di Natale, all'inizio ho pensato "mi sembra un po' in anticipo" ma poi leggendo ho capito perchè. Inoltre in facebook sta girando un video che potrebbe stare bene alla fine della sua mail perchè volendo basta poco per, come recita il mio blog, cambiare questo mondo.

Buona lettura!!!

Sono 67 Natali che celebro, uno differente dall'altro, un po' in missione e un po' in un qualsiasi luogo del mondo, ma il mistero non cambia per nulla. Ero io che cambiavo, l'approccio, 'ascolto alla provocazione che mi veniva data. Tempi di pace, tempi di guerra. Tempi di grandi crisi economiche, vissute con dignità e solidarietà, crisi umane mai risolte, famiglie divise, corsa da parte di tutti nel trasformare la festa della Grande Notizia in una gazzarra pubblica, con spettacoli, che rimandavano indietro nel tempo della storia intere generazioni, facendone una festa pagana .

Eppure, noi continuavamo a stare al nostro posto, per confermare quei piccoli miracoli di fede di piccoli Resti di Israele, che si dissociavano e seguivano l’ istinto di un richiamo nella notte per muoversi ed andare all'Incontro. Sono i nuovi pastori d'oggi, messisi in viaggio dalle città o dalle cordigliere, dalla foresta o dai deserti, da un tugurio per casa o da un palazzo recintato, che ti garantisce la esclusività del vivere.

Io penso, dal mio studio di Milano, a quei miei vecchi parrocchiani di Remolino, che ho lasciato, visitandoli da prigionieri, appena portati a Bogotà, considerandoli criminali di guerra e quindi pericolosi per lo Stato. Tra la lista dei sospetti c'era pure il mio nome.  A fatica ho capito che cosa volesse dire celebrare il Natale e la Pasqua, ma soprattutto la Pentecoste, che con il suo invio non ti annunciava nulla di buono: essere testimoni vivendo le Beatitudini.

Nel Caguàn c'è un gruppo di campesinos, che da tempo, vivono una esperienza in contro corrente, dissociandosi da tutti gli altri coltivatori di coca. Loro hanno scelto altre coltivazioni, lasciando il delitto per incorporarsi in una economia lecita e sono i coltivatori di Cacao. Sono circa 140 famiglie, raggruppate in una associazione legale, che vivono come sfida questa avventura. Hanno seminato il grano e poi l'albero in mezzo alla guerra, non apprezzati da nessuno, ripagati dal sospetto di essere collaboratori della guerriglia. La loro fabbrica continua a sfornare cioccolato puro, invadendo il paese di un profumo dolce, gradevole per tutti. E' l'unico segnale di diverso esistente in questo angolo della Amazzonia Colombiana, sono i resistenti alle provocazioni della violenza, venga da dove venga . Hanno un progetto in comune, ma da soli non potranno resistere a lungo. Da quando avevo lanciato la campagna "No alla Coca sì al Cacao", 21 anni fa, sempre pensavo in un sostegno significativo, affinché non rinunciassero a questa avventura, meritevole nel 2004 del Premio Nazionale della Pace.

Credo sia arrivato il momento storico per farlo e mi rivolgo a voi tutti, che conoscete il progetto da tempo, per scegliere quest’anno come gesto sociale di sostegno ai poveri, di destinare una qualsiasi cifra al progetto, che potremmo definire: "Premio di produzione di Cacao per i coltivatori di Cacao, prima coltivatori di Coca". Senza una spinta, che venga da fuori , per loro sarà difficile sostenere le spese di coltivazione del cacao, che tanto amano e che hanno seminato tra rumori di guerra.

Questo premio lo abbiamo richiesto allo Stato e ad un suo organismo, che aveva le risorse specifiche per questo scopo, riconoscendo l’ albero del cacao e del caucciù come alberi amazzonici e utili alla riforestazione degli spazi rimasti vuoti dall’ abbandono della coca. Quando un popolo è giudicato e marcato come malvagio, questo marchio non glielo toglie nessuna politica. Solamente la solidarietà può fare il miracolo.  Voi lo potete fare realtà, se volete, come e quando vi verrà voglia. Anche questo è fare missione ed un missionario ci ha giocato la sua vita  e il suo onore per sfidare la mafia e la guerriglia andando contro corrente, sabotando le coltivazioni di coca e tutto il suo modello di economia e di potere occulto.

Per facilitarvi il cammino e il tramite di fare realtà questa voglia di sostegno al progetto proposto, vi lascio un numero bancario, lo stesso con il quale abbiamo raccolto i fondi per la costruzione dell’ acquedotto della popolazione di Remolino:

Cassa Rurale di Sporminore/Tuenno. Numero: IT94 VO82 8335 5300 0000 6220 476

A nome di queste 140 famiglie e del Comitato che gli organizza e a nome della parrocchia, che vigila e sostiene, vi dico GRAZIE e vi assicuro che il vostro Natale 2010 sarà ricompensato perché avete dato.
Chi vi scrive è lo stesso di sempre, p. Giacinto Franzoi

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4 thoughts on “Per un Natale e un Anno a tutto Cacao

  1.  Ho sempre ammirato questi sacerdoti che lavorano in prima linea, mettendo in pratica il Vangelo nel modo più genuino, lontano da orpelli e pregiudizi clericali.
    Un sorriso!

  2. Chi Ama, il movimento, la Vita, e tutto quel che risplende di Verità..
    Sà andare incontro se stesso…incontro gli altri… da lì nascono i miracoli..da lì nasce l'unità e la tanta passione che tanti ammirano, ma che loro han perso da un bel po.

    Un caro saluto …  Antonio.

  3. Sono d'accordo con l'aggettivo che attribuisce a sè Padre Giacinto.
    Normale. Giù, perchè siamo abituati a non considerare che la specialità risiede nella normalità. Essere normali invece contiene molte, molte cose. Innanzitutto sottolinea il concetto di "uomo". Essere, semplicemente, un uomo. Già, perchè di questi tempi essere uomo pare riduttivo. Viviamo in tempi di dei onnipotenti, uni e trini, uomini potenti che sanno tutto e sanno fare tutto. Che tristezza!
    Il privilegio di essere Uomini e di essere Normali è …  cosa per pochi.
    Ci sono persone che credono in quello che fanno e ci credono con il cuore di uomo, con le mani di uomo lavorano, fanno, creano, coltivano, amano.
    Non occorre essere speciali, per questoo.. ma occorre essere.. specialmente uomini.
    Un augurio a Padre Giacinto e alle persone che hanno lavorato e lavorano inseme a lui, a quelli che sperano con lui e a quelli che di certo, grazie a lui e a quelli come lui hanno accesa la fiammella della speranza, anche se nati in terre difficili, dove sopravvivere è una fatica quotidiana, e dove restare onesti è quasi impossibile. Dove essere fuorilegge è il solo modo per mangiare. Paesi dove intervenire non è remunerativo .. perchè non ci sono ricorse lecite da offrire e, al contrario, quelle illecite sono ancora più redditizie. Lasciare le cose come stanno … è la cosa più comoda e conveniente, in certi luoghi.
    Ogni volta che rifletto su argomenti come questi penso la stessa cosa: abitiamo un pianeta ospitale, splendido, perfettamente equilibrato, perfettamente in grado di dare tutto a tutti, e di garantire così la pace, ovunque. Un pianeta il cui equilibrio si basa sempre sul rispetto della vita. E così sarebbe, se non ci fosse la parte malata degli uomini.
    Perdiamo ogni istante un'occasione.

    Vabè.. chiedo scusa. Spesso mi lascio trasportare dal buio che vedo e sento attorno questo povero mondo, questa palla azzurra che sembra impazzita e mi sembra strano che non possa, un giorno, rinsavire, fermarsi e dire.. ma cosa stiamo facendo? E cosa non sitamo facendo?

    Celeste non troppo chiaro
     

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