Paesaggio e pensiero surreale

Stamattina, mettendo fuori il naso di casa, mi sono trovato in un paesaggio surreale come non vedevo da tempo.
La galaverna ha trasformato i rami degli alberi in lunghe strisce bianche, che si protendono verso il cielo, mentre la terra, ricoperta dai sui fili d'erba biancamente gelati, è indurita ed ad ogni passo si sente l'eco dei passi. Mi sono guardato in torno e tutto mi faceva sembrare di essere in un paesaggio di montagna o, chiudendo gli occhi, in un presepe dove, anche se a Betlemme non c'era, da bambino spruzzavo schiuma "di neve" per farlo sembrare più vicino al mio mondo reale. Tra l'altro c'era un detto una volta: il Natale non è Natale senza neve. E il sogno di ogni bambino era vedere la neve il giorno di Natale.

E camminando in questo paesaggio mi sono messo a vagare con i miei pensieri e, come promesso nel blog natalizio di Lucyette, mi sono immaginato di essere una "statuina" del presepe. Sinceramente non è facile pensare a chi sarei stato, in quel tempo lontano, nel momento dell'apparizione degli angeli che annunciavano la nascita di Gesù.

Forse sarei stato un pastore, vista la mia natura "contadina mantovana". Oppure sarei stato un fabbro nella sua fucina perchè mi piace stare intorno al fuoco. Altrimenti potevo essere un giovane che giocava a dadi, gioco appena imparato da quella truppa romana che sta facendo il censimento per Cesare Augusto. Però in fondo mi sento come quel personaggio, un arzillo vecchietto, che si genuflette adorante arrivando alla grotta. Forse era un pastore visto che indossa una pelle di pecora ed è accompagnato dal cane. Oppure è un viandante che si trova ad assistere al miracolo di un nascita straordinaria. Ecco si un viandante, un pellegrino, che si trovava li per caso, questo potrebbe assomigliarmi nel mio essere.

Ed ecco che Earyn, giunto lontano rispetto alla sua terra madre, trova sulla strada un nuovo compagno di viaggio: un cagnolone dal pelo marrone e riccio. Con lui si avvia seguendo i segni del cielo che lo portano ancora più lontano. Attraversa un lago che gli abitanti di quel luogo chiamano mare e poi si dirige in un paesino sperduto nella mesapotania che tende verso l'antico impero egiziano. Per coprirsi durante le notti gelide pensa di indossare gli strani abiti di quel luogo e, messa nello zaino la tunica druidica, va in giro con una pelle di capra sulle spalle, un cappello e il suo bastone che lo hai aiutato sempre nel suo pellegrinare per la terra. Giunto in prossimità di questo piccolo posto sperduto sulla terra assiste ad un meraviglioso avvenimento: la nascita di un bambino in una mangiatoia. La nascita è sempre un miracolo, pensa, ma questa ha qualcosa di straordinario. Il cielo sembra più luminoso ed è ornato a festa. Si sentono canzoni di gioia tutto intorno e anche pastori e contadini accorrono presso quella stalla. Invaso da tutta quella gioia e sovrastato da tutta quella maestosità non può che piegare il ginocchio, togliersi il cappello e appogiandosi al bastone, accarezzando il suo compagno di viaggio, rimirare rapito da quella scena.

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3 thoughts on “Paesaggio e pensiero surreale

  1. Ehi!!
    Il tuo cagnolone c'è anche nel mio presepio (preciso preciso, stessa identica statuina), ma non ci sei tu… dove sei andato a nasconderti?!
    Magari non sei ancora arrivato… :-D

    Grazie mille per aver risposto alla mia domanda!! Chebbellochebbellochebbello, con i post di tutti sto costruendo un presepe virtuale e bloggheresco!

  2. Bello il racconto della statuina, bello il racconto della galaverna, che io ricordi l'ho vista una sola volta, sul Gran Sasso . . . da togliere il fiato!

    Ciao, R

  3. Pingback: Il mio presepio « Una penna spuntata

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