Discorso aperto

Meno di un mese per riprendere il discorso lasciato in sospeso due anni fa.

Perchè quando uno torna dall'Africa, non torna e basta, ma lascia un dialogo aperto con se stesso, il suo cuore e il paese immenso, chiamato continente nero, che di nero ha solo la paura lasciata ai primi esploratori che non riuscivano a vedere i bellissimi colori dei fiori e degli uccelli, il bellissimo rosso della terra, il verde degli alberi, concentrandosi solo sui colori di quelle pietre preziose rosso rubino, verde smeraldo e nero petrolio.

Nero che causa guerre, morte, distruzione e lascia bambini nudi, senza dignità, affamati di qualcosa che difficilmente potrebbero reperire senza usare le armi.

Armi lasciate dai "bianchi" che presero il posto degli archi e delle frecce, dei sassi e delle lance che causavano si morti ma in unità infinitesimali rispetto ad un cannone od ad un fucile.

Ma torniamo al dialogo che si instaura, in primis, con te stesso perchè il ritmo che percepisci è diverso, è lento, ma non quel lento insopportabile o noioso ma quel "giusto" lento che fa riflettere, che fa capire che la vita non è una corsa, che non è importante arrivare primi ma è importante arrivare. Dove il tempo è dilatato e quello che si può fare si fa, altrimenti si aspetta quando si possa farlo, dove la foglia cresce con il suo ritmo e la frutta non è coltivata fuori stagione, dove la natura ti rispetta se tu la rispetti. 

Da questo poi nasce il dialogo con il tuo cuore, cuore che ha visto la terra ferita, cuore che ha visto i bambini giocare con quello che si trova in giro, un cerchio, una lattina, un barattolo e un bastone. Ma soprattutto il cuore ha visto nel profondo degli occhi di questi bambini e di qualche adulto una dignità che non pensava di vedere. Immaginava tristezza, rassegnazione, paura ed invece ci leggi gioia, determinazione e il coraggio della voglia di fare. Il dialogo del cuore trova riposo nella semplicità di un sorriso donato gratuitamente.

E rimane per ultimo il discorso con la terra. Quella terra che ti accoglie perchè vai a portare il tuo aiuto e poi ti attira a se per la bellezza semplice delle cose. Terra che ti aiuta a scoprire il senso della vita che avevi disperso in quelle nebbioline autunnali. Tu parli e lei ti ascolta. Tu fai e lei ti guarda. Tu respiri e lei respira con te. Tu parti e lei ti dice: arrivederci.

E questo arrivederci sarà l'abbraccio che avrò quando sarò la, quando respirerò quell'aria in cui percepisci il tempo rilassato delle cose e che farà ricominciare quel dialogo interrotto perchè le orecchie si sono riempiti del caos frenetico del quotidiano.

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3 thoughts on “Discorso aperto

  1. "il discorso con la terra"
    Bellissimo.
    La terra che accoglie, che saluta, che invita a restare e poi a tornare.
    Deve essere bello sentire ogni terra come casa.
    È cosi che dovrebbe essere: siamo abitanti del mondo, non di una minuscola parte di mondo.
    Perfino se non viaggiamo, dovremmo sentirci abitanti del mondo.
    Dello stesso mondo cui apparteniamo, più che appartenerci.
    Paradossalmente, in questo mondo sempre pià globalizzato, ci sentiamo a volte fuori casa, sperduti, insicuri.
    Forse se provassimo a spargere i passi per il mondo, ci sentiremmo più a casa, in ogni dove.
    Il Piccolo Principe ci ha provato.
     

  2. Buon viaggio Marinz! Che il "vento ti sia propizio".
    L'Africa è il continente delle contraddizioni.
    Ma non è tutto colpa dei colonizzatori: la corruzione come la discordia tribale sono le malattie endemiche maggiori, che la povertà e la mancanza di organizzazione fomentata dalle grandi multinazionali  mantengono in una precarietà, indigenza  ed emarginazione terribile.
    Se avessero uno spirito di Paese, di Continente potrebbero con le loro risorse diventare indipendenti ed all'avanguardia, tale è la loro potenziale potenza economica.
    Ma oggi anche il potente e mitico Shaka avrebbe difficoltà a fare ciò che ha fatto nell'ottocento!

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