Ethiopia… two years after

E' passata ormai una settimana dal mio ritorno dall'Etiopia, visitata una seconda volta a distanza di due anni.
In questo periodo, anche se di cose ne ho fatte, come il Cammino di Santiago sul La Via de La Plata, l'anno scorso, mi sono ritrovato come se non fossi stato via tanto tempo. Il ricordo degli amici e i loro volti erano ancora ben impressi nella mia mente, come erano impressi i sapori e i colori di questa terra non tanto lontana come si crede.


A proposito di colori mi è capitato di commentare un'amica su FB parlando del Rosso della terra, del Verde delle foreste e delle montagne, dell'Azzurro del cielo e il Giallo del sole… colori che sono rappresentati sulla bandiera etiope. Ma senza soffermarsi solo all'Etiopia i colori sono una delle cose che mi affascina dell'Africa intera: mi sembrano più vivi; ricchi di una vivacità che guardandomi intorno non trovo. Non so se sono io che ho gli occhi ripuliti dallo "smog" quotidiano o se davvero quell'aria che si respira porti a vedere tutto più bello.

 
Ritornando al tempo trascorso devo dire che è difficile descrivere tutto quello che è successo e le emozioni vissute in poche righe, infatti ho tenuto un diario che spero di poter trascrivere entro breve, perchè, anche se in termini di giorni non sono neanche un mese, valgono come un anno intero. Il contatto con gli amici, lo scambio di sguardi, la fatica del lavoro, della lingua, la gioia delle albe e dei tramonti, il cibo, lo scambio reciproco delle proprie vite mettendosi in gioco con quel poco che si ha, soprattutto loro che vivono davvero con poco… sono tante piccolo cose che hanno fatto la "storia" di 20 giorni vissuti pienamente cercando di dare il tempo necessario per fare le cose ma ricevendo innumerevoli doni che allietano il cuore e gli occhi. 
 
Quello che ho lasciato, oltre un altro pezzettino del mio cuore, sono state magliette e parole. Le prime fanno parte di una mia storia quotidiana raccolte in diversi anni come quella della camminata Assisi-Roma per il Giubileo del 2000 oppure quella dell'animatore dell'oratorio, o quella tecnica delle prime corse. Tutte queste magliette le ho lasciate sapendo che sarebbero andate a chi davvero ne aveva bisogno e possono continuare a scrivere una storia di vita quotidiana. Le seconde, le parole, sono quelle dette in italiano, in inglese e qualcosina in amarico che mi hanno permesso di entrare ancora più in relazione con la realtà che circonda i laboratori dove lavoravo. Fare la pausa (reft) bevendo ciai e bunna (spriss) aromatizzati mangiando il "bombolino" o l'engera, oppure partecipare al rito del caffè (un'ora circa di preparazione accompagnato dal profumo di incenso per solennizzare il momento) sono momenti che fanno parte della memoria vissuta e viva di questo viaggio. 
Come faccio poi a dimenticare gli sguardi dei ragazzi, o dei bambini, o quello degli adulti, in cui alzando le sopracciglie ci si saluta oppure rispondere al "you, you, you" che tutti i ragazzini di gridano per avere la tua attenzione, passando al più classico "what's your name", unica frase che sanno di inglese, chiedendoti poi se hai una "caramela" e, se per caso, riesci a dargliene una, rimanere folgorato dal loro "sorriso con gli occhi" e dalla gioia che traspare dal loro viso.

Dagli sguardi poi si potrebbe passare ai gesti, come già descrissi due anni fa, che sono importantissimi per questa cultura così millenaria. Un abbraccio con le spalle destre che si toccano, il porgere la mano sostenendo l'avambraccio con l'altra mano, o alzare le mani e poi unirle e fare un inchino… mi domanda perchè in questa società è difficile salutarsi anche con un sorriso. E se ci penso mi viene nostalgia di una vita vissuta in modo più semplice, naturale, in cui il salutarsi è una cosa semplicissima e che ricambia la gioia di un incontro anche se poi non è detto che ci si rincontrerà. 
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4 thoughts on “Ethiopia… two years after

  1. ,,,Ripetere queste cose a tutte le persone che incontri e che ti chiedono come è andata e farlo ogni volta come se fosse la prima… con entusiasmo ed emozione! Rivivere l'Etiopia! :o)
    Carla

  2. E' bello "tornare" nei posti che ci restano un po' nel cuore.
    Ci sono luoghi ai quali apparteniamo, luoghi che ci vivono sempre un po' dentro, nonostante le distanze che ci separano, nonostante il tempo, nonostante le molte diversità, quelle apparenti e quelle reali.
    I colori costituiscono sempre una parte del vestito di un luogo, così come l'aria. E sotto i vestiti ci sono i cuori pulsanti delle persone: i vestiti brillano nella memoria, quando si fa ritorno a casa, i cuori della gente possono continuare a vibrare dentro il cuore, quando si fa ritorno a casa.
    Ci sono luoghi che vivono dentro, nella mente e nel cuore. Per questo quando si fa ritorno, ci si sente sempre un po' "a casa".
    Luoghi e persone che sanno avvolgere e abbracciare, come sa fare una casa vera.
    L'entusiasmo che ti porti a casa, volendo dipingerlo, è speranza, sorriso, positività, un messaggio, una preghiera.
    Un bacione

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