Quella strana voglia di evadere

Il tornare da un'esperienza che ribalta la logica quotidiana in cui vivi, in cui il tempo non è dettato dalle lancette frenetiche di un orologio ma da quello che si riesce a fare con quello che si ha a disposizione. In cui lo spazio non è delimitato da una scrivania o da un edificio ma spazia con lo sguardo per centinaia di metri. In cui i gesti non sono dei semplici rituali ma dei momenti di "scambio" reale d'amicizia. Ecco che il tornare alla normalità non è semplice perchè un tarlo ti riporta con i pensieri a quello che hai vissuto e a come vivevi quei momenti. Quel tarlo, parlando di Etiopia, potrebbe essere chiamato mal d'Africa, ma potrebbe essere esteso più in generale a tutto quello che va oltre l'essere se stessi per scoprire nuove sensazioni o arrivare a conoscere i proprio limiti, sto pensando ad esempio, all'esperienza del Cammino di Santiago dello scorso anno.

Il discorso è un po' contorto ed è difficile da spiegare e/o descrivere, e il solo provarci, accentua ancora di più la lontananza, non solo reale, ma anche mentale dalla realtà che si vive.

Tutto questo porta a pensare di cambiare vita, di vivere il più semplicemente possibile senza contare il tempo che passa, dato che la frenesia fa parte di questa società ma io sento la necessità di fermarmi, o magari solo rallentare, per far scorrere i miei pensieri. E la voglia di evadere da un mondo che ti sta stretto ma che viene considerato "mondiale" scava dentro i tuoi pensieri. Forse basterebbe un po' di coraggio, forse basterebbe avere meno legami, forse basterebbe essere più liberi di gestirsi, forse sono già troppi i forse che mi trattengono qui.

E continuo a vivere così in attesa della prossima esplosione di pensieri, ma soprattutto in attesa del prossimo viaggio da intraprendere a vele spiegate!!!

Cliccando sulla foto si aprirà l'album delle foto fatte questa estate in Etiopia

Casa Etiope

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One thought on “Quella strana voglia di evadere

  1. Ciao Marino.
    Credo di capire molto bene il tuo stato d'animo, soprattutto la sensazione di sentirti stretto dentro un perimetro fatto di cose obbligate. Gli affetti trattengono, i legami sono anche delle catene, nel bene e nel male, ovviamente. Viviamo la vita dacendo continui compromessi tra cio che vorremmo fare e ciò che dobbiamo fare e questo ci impedisce di sentirci davvero liberi. E arriva il momento in cui si mettono in discussione parecchie scelte, e lo si fa in modo più o meno serio. A volte queste domande somigliano cosi tanto a tarli che ci impediscono di vivere un presente sereno. Non penso che sia esattamente questo il tuo messaggio, ma forse è il mio, quando cerco di tradurre alcune mie sensazioni in questo mio tempo. Io credo che bisogna ascoltarsi bene a fondo e se le scelte che vorremmo fare sono davvero profonde, e non mosse magari da motivazioni fortemente emotive legate ad un momento, ma persistono e ci chiamano in qualche modo, bè .. credo che si debba provare a cambiare la rotta della propria vita, o per meglio dire, seguire quella che ci viene indicata dall'istinto, dalla pelle, da quella voce che insistentemente ci dice qualcosa.
    Ora vado a sbirciare tra le foto.
    Un abbraccio e abbi una bella domenica, di pioggia. Milano è bella anche quando piove.

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