G. De La Tour a Milano – San Giuseppe Falegname

Dopo l’Adorazione dei pastori, recensito in questo post, eccomi a parlare del secondo quadro di De La Tour, in esposizione a Palazzo Marino, che porta il titolo di San Giuseppe Falegname.

In questo quadro, arrivando dal primo, si nota subito la presenza della candela che illumina la centralità della scena, ma ci sono due differenze sostanziali. La prima è data dal fatto che questa volta le dita, di Gesù, che coprono la luce diretta della candela, diventano “rosse” e trasparenti, come quando da bambini si appoggiava una luce di una torcia elettrica alle dita. Oltre questo, il centro della scena, non è al centro del quadro ma sul viso di Gesù, che anche in questo caso, sembra emettere Lui la luce che illumina, fievolmente, il resto del quadro. La “trasparenza” della mano potrebbe rappresentare una simbologia mistica del mistero dell’incarnazione, un legame tra spiritualità e vita terrena.

San Giuseppe Falegname

E, come per l’Adorazione, è ricco di simbologia anche questo dipinto. Passando dalla fronte luminosa di Gesù alla fronte rugosa, preludio di sofferenza, preoccupazione, ma anche saggezza, di S. Giuseppe fino all’asse sotto i piedi dello stesso che è il preludio della Croce, quella Croce che accoglierà “a braccia aperte”, come farebbe un padre, il redentore, quel Gesù cresciuto che ora guarda “innocentemente” il lavoro del genitore.

C’è un misto di dolcezza e amarezza dentro il racconto “fotografato” da De La Tour. La dolcezza di un padre che trasmette al figlio la passione per il suo lavoro, perchè una volta era naturale che il figlio prendesse in eredità dal padre la bottega e proseguisse con lo stesso tipo di artigianato. E’ dolce anche lo sguardo di Gesù verso suo padre quasi che volesse prendere il suo posto e dargli quella soddisfazione che ogni genitore si aspetta dal figlio. A tutto questo fa da contraltare l’amarezza negli occhi abbassati, quasi rivolti al lavoro, ma che non hanno il coraggio di incrociarsi con quelli di Gesù, di San Giuseppe, preludio di quello che sarà. Trasmettono, almeno a me, amarezza le vecchie mani, che con forza, girano il succhiello che sta formando il foro sull’asse, quell’asse, che come dicevo, nella simbologia del periodo, prefigura la crocifissione.

La luce della candela che anche qui illumina la scena dall’interno da quasi il senso di tridimensionalità al quadro che, tramite una prospettiva studiata, soprattutto sull’asse sotto il piede, rende quasi reale il truciolo arrotolato che porta, all’osservatore, la voglia di toccarlo e controllare se effettivamente è dipinto. Inoltre è la stessa posa di San Giuseppe, proteso con le braccia tese, a dare un senso di profondità alla camicia, nello specifico, alle pieghe delle maniche arrotolate.

Sicuramente due dipinti che lasciano senza fiato e portano ad una silenziosa adorazione delle immagini. La bellezza dell’umanità di Gesù, secondo me, è stata ben rappresentata, da De La Tour, in queste due opere.  Questo può aiutare a riflettere sul vero senso del Natale, che sta sempre più scomparendo dietro luci artificiali e brillanti carte da regalo, mentre la contemplazione di una semplice candela, che emette una luce che riscalda l’anima, potrebbe riportare all’umile origine dell’Incarnazione di Dio, in un “essere umano”, per completare la Storia della Salvezza.

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2 thoughts on “G. De La Tour a Milano – San Giuseppe Falegname

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