Riflessioni post seconda mezza maratona

Più di 4 mesi fa mi sono iscritto, incoscientemente, a quella che sarebbe stata la mia seconda mezza maratona non sapendo come sarebbe andata la prima e poi, scoprendo, di avere, una settimana prima, la prima frazione della staffetta per la maratona di Milano.

L’avevo fatto per due o tre motivi: uno perché era a Seregno, città in cui vive mio cugino Filippo, due perché c’erano un bel po’ di amici che si stavano iscrivendo dato che era in concomitanza con la 100km mondiale, dove avrebbe partecipato il Bigno, e tre perché ero galvanizzato dall’idea di correre un’altra mezza maratona.

I primi due punti li ho sempre considerati “validi” motivi mentre il terzo si è rivelato un po’ un tarlo dopo la fatica, l’estrema fatica, fatta a Ferrara e il dover giocare una partita del campionato di basket, che era diventata fondamentale, il giorno dopo la corsa.

E con questi atteggiamenti negativi, o dubbi, mi sono avvicinato alla competizione. Perchè negativi? Perché, quando corro, non vorrei farlo per me stesso ma per fare del bene agli altri tramite il fundraising ma, mentre a Ferrara c’era un motivo, qui il motivo era solo “personale”, cioè, vedere in quanto tempo e come l’avrei chiusa questa benedetta mezza maratona.

Ora come ora, dopo che è finita la corsa, ed è passata anche la partita di basket, devo ammettere che mi è andato tutto bene: migliorato di 8 minuti rispetto a Ferrara e partita vinta che ci da la quasi certa salvezza nel campionato.

Tornando, però, a bomba sulla mezza mi rendo conto che la fatica di Ferrara e i 13km di Milano mi sono serviti sia a livello mentale sia a livello fisico. Infatti, la corsa, è un qualcosa dentro di te, e che oltre la fatica esterna, dovuta a tanti fattori, che ti insinua l’idea di non potercela fare, di demoralizzarti e di farti dire: “chi me lo ha fatto fare”. Un po’ come la vita che ti riserva sorprese dopo ogni km, se non metro, percorso e se si vuole andare avanti bisogna vincere le proprie paure e liberarsi dal freno mentale per affrontare con leggerezza il prossimo tratto. Questo avviene anche se a volte si cade, “si fa fatica”, ci si ferma per prendere “fiato” e riorganizzare le idee perché tutto fa parte del percorso che ci poterà a migliorarsi come uomini e come “atleti”, ma senza l’essere “uomini migliori” difficilmente si è anche “atleti migliori”.

E’ diverso tempo che vedo, almeno in me, questo paragone tra vita e corsa: alcune volte si fanno le cose per se stessi ma il bello è fare le cose per gli altri. Senza questo pensiero sicuramente potrei essere più performante ma mi sentirei meno realizzato a conseguire un tempo migliore, anche se, alcune volte, gratifica la performance fine a se stessa. Questo l’ho scoperto anche attreverso i “Podisti Da Marte“.

Per ora smetterò di correre “solo per me stesso” ma lo farò in un ottica diversa, con corsette, dove il ricavato andrà in beneficienza. Farò, si, alcune garette, ma tutte con breve distanza mentre la prossima mezza sarà in Trentino… ma questa è tutta un’altra storia che racconterò più avanti nel tempo perché prima ci sono tante cose da realizzare di corsa e non.

HF Seregno 2012

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