Riassaporare il passato nel presente

Qualche giorno fa, Simone che scrive su “purtroppo”, ha scritto un post sul “suo” trattore. Capisco bene cosa voleva dire perché sono gli stessi luoghi, le stesse esperienze e la stessa aria che ho respirato e annusato anche io nella mia infanzia e nell’adolescenza.

Ogni estate era bello poter accendere il trattore, lui aveva un SAME, io, cioè mio padre e mio zio, avevano un Landini “testa calda”, non perché era irascibile o irrequieto, ma perché bisognava scaldargli la “testata” per poterlo mettere in moto. Ho ancora, e avrò per sempre, negli occhi il fumo bianco del “camino” e nelle orecchie il rumore cupo e sordo del motore che faceva fremere tutta la macchina: ripenso ancora a quella gioia naturale di “festa” perché finalmente si poteva guidare e andare in campagna in mezzo ai pioppi per frangizollare la terra. E, sempre riprendendo Simone, erano effettivamente le prime esperienze di guida molto prima che la patente diventasse un’esigenza o uno status symbol adolescenziale.

Perchè scrivo ciò? Perché mi sono trovato a riassaporare una parte di quella gioia durante il cammino inglese appena concluso, e credo che capiterà sempre, ogni volta che incontro un “parco” trattori disposti per mostra o per bellezza in un campo. Ogni tanto mi rendo conto che, davvero, basta poco per riassaporare e gustare quelle che erano piccole gioie, un po’ come successe a Proust mangiando una Maddalena e scrisse “Alla ricerca del tempo perduto” ,  e queste piccole frazioni di felicità posso riempire il cuore. Mi domando come sia possibile trasmetterle e farle vivere agli altri e mi rendo conto che senza “l’esperienza diretta” difficilmente ci si possa far capire.

Esperienze quindi che diventano uniche, cioè vissute personalmente e da nessun altro, irripetibili nel suo essere ma riassaporate ogni volta che ci si trova in un contesto simile.

Il “cammino” è un’esperienza che, anche se rifatta mille volte, ogni volta ti porta a vivere ed emozionarti in modo differente, forse per le persone incontrate, forse per i luoghi visitati, forse per i pensieri e le situazioni del quotidiane o forse perché “deve essere così, punto e basta”.

Le esperienze possono essere paragonate a orme lasciate sulla sabbia: hanno segnato la strada fatta, indicano la strada che hai preso ma basta un poco, una semplice onda o un po’ di vento o uno scroscio d’acqua per cancellarle e rendere “fertile” il terreno per altre esperienze.

Le mie orme sulla sabbia

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4 thoughts on “Riassaporare il passato nel presente

  1. Dovete smetterla tutti di parlare di trattori, che a me vengono in mente un sacco di cose…
    Comunque, sai che l’altra sera, mentre correvo, per qualche metro ho sentito un profumo che mi ha ricordato quando andavo sul trattore col nonno, appunto. Non so sia profumo di che, potrei dire che è la terra di un campo di granoturco bagnata (presente quando la bagnano da sotto e non con gli spruzzini?) ecco, però non ne sono sicura… Il profumo è arrivato per pochi metri soltanto

  2. Mi associo al ricordo dei trattori che al mattino d’estate si accedevano di buon ora nel vicinato per andare a tagliare l’erba fresca per le mucche. Il Fiat potente e dolce di mio nonno, il Lamborghini di suo cugino con lo scopiettio breve e stizzoso della piccola cilindrata ed il potente profondo Deutz del vicino, con accensione a freddo. Che tempi.
    Il nonno mi ha messo a 10 anni sul trattore in prima “lenta” mentre lui caricava il carro con le balle di fieno e la nonna sul carro le stivava ;D Che ricordi Marinz!

    Hai ragione : solo chi ha provato l’esperienza che descrivi può capire appieno l’emozione che hai provato.
    Per gli altri sono belle pagine, ma è come spiegare l’amore ad un bambino: fino a quando non hai provato il brivido e le farfalle nello stomaco per qualcuno non sai veramente cosa sia l’amore.

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