Volevo essere un supereroe

Chi non ha mai sognato di essere un supereroe indossando il suo mantello per svolazzare sopra le teste degli altri e sconfiggere i nemici?

Costume completo carnevale 2003

Costume completo carnevale 2003

Mi ricordo i primi carnevale, di cui ho memoria, in cui bastava un mantello per essere Zorro o una mascherina per essere Robin Hood o la stella e un cappello per essere uno sceriffo, che se poi avevi la spada, l’arco o la pistola era tutta manna dal cielo e ti sentivi più protetto. Poi, crescendo, ci si evolveva come i Pokemon, diventando l’Uomo Ragno, Batman o Superman spruzzando schiuma e stelle filanti. Però il mio apice credo di averlo raggiunto quando sono diventato Spugna, il mozzo di Capitan Uncino, nella saga di Peter Pan.

 

Ferma un attimo, sto divagando, questo sembra l’incipit di un post pre-carnevale, quando invece volevo parlare dell’essere tutti più buoni… come un supereroe. Ma a ben vedere anche i supereroi ormai fanno la “parte” dei “cattivi” con tutti questi colossal in cui emerge il loro lato “dark”.

In fin dei conti anche loro sono come noi, o noi siamo come loro, in cui mille dubbi li assalgono, in cui non sanno se la strada che stanno percorrendo è quella giusta e, magari, voglio smettere di vestire i panni del bravo ragazzo per tornare “normali”. Ma si può tornare normali? La storia ci racconta come finì la corsa (Guccini docet)… cioè tutti hanno scritto nel proprio destino che saranno sempre supereroi, magari non più in attività, passando il testimone a qualcuno.

Ed io? Beh penso che basti poco per essere supereroi normali nel quotidiano. Un sorriso, un aiuto a chi è nel bisogno, un dono gratuito, un gesto che può cambiare il mondo, nel suo piccolo.

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6 thoughts on “Volevo essere un supereroe

  1. uno dei miei “gioch-esercizi” preferiti tra quelli di teatralità e improvvisazione che propongo nei corsi è “il grande sogno da bambino”. pur non tenendo una casistica, credo che lady oscar per le donne ed indiana jones per gli uomini siano ampiamente le figure più sognate e messe in gioco da chi era bambino circa trent’anni fa, in linea con la regola del supereroe. eppure, le immagini più belle che mi sono rimaste in mente sono forse legate ai sogni degli antieroi, di chi immaginava d’essere giovane esploratore, ballerina, scrittrice o astronauta.
    chissà, un giorno forse incontrerò anche chi ha sognato di essere will coyote. e forse mi commuoverò.

    • Ma Vil Coyote, scusa se ti correggo ma si scrive così, è l’antieroe che vorresti essere quando ormai hai preso coscienza del “mondo”… antieroe per eccellenza ma che non smette mai, come cantava Finardi, di cerca di raggiungere la sua “preda” e quello che ognuno di noi, diciamo la maggior parte di noi, fa ogni giorno.

      • è vero, è quello che mi affascina di lui. non smettere mai di cercare, nonostante gli eventi avversi, tanto che il fatto che bipbip sia la preda passa quasi in secondo piano (p.s. Vil? sei sicuro? io l’ho sempre visto scritto Wile in inglese. vabbè, dettagli. la pronuncia è quella lì, no? ;)).

  2. Il supereroe è colui che agisce con il cuore oltre che con la testa. Le cose fatte con amore hanno il sapore del miracolo! auguri Marino! per un Buon Natale ed un anno strepitoso! :D un sorriso da Trieste

    • Hai ragione Renata ed è quello che dovrebbe passare… tutti siamo dei supereroi se lo volessimo…
      Ricambio gli auguri di Buon Natale e un super 2013 per te e per le tue conquiste. :o)

  3. Proprio qualche giorno fa ho letto una piccola intervista fatta ad Andrea, una persona che stimo molto su cui scrissi anche una cosa “L’andrea che non si è perso” e parla proprio dei suoi supereroi di quando era bambino, e che si sentiva simile a loro perchè anche loro erano.. soli.
    Pubblichero’ su Controluce questa intervista, anche per aggiornare chi, attraverso me, ha conosciuto Andrea. Bella la coincidenza trovare qui il tuo post sui supereroi.

    Ora non basta un mantello per essere Zorro o Batman, ora serve il cuore… Prima ce l’avevano tutti, adesso invece mica in tanti!
    Un inchino al tuo, di cuore, che è un bel posto con una porta aperta.
    Ori

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