Riscoprire il proprio “ritmo”

Una mattina d’agosto, ti alzi, ti prepari, indossi la tenuta da running, prendi il GPS e ti accorgi che è scarico. Che fare? Aspettare la sera? Andare senza riferimenti?

Visto che sono un cestista prestato alla corsa decido di mettere in carica il GPS e partire per la corsa: il giro dei Bassini so quanto è lungo e conosco più o meno la distanza.

Mi inerpico sull’argine, arrivo al cippo miliare che segna la mitica partenza da vent’anni a questa parte, prendo una bella boccata d’aria, ancora fresca, e via che muovo le gambe.

Lo scopo, come sempre, non è quello di fare il tempo e il “garmin” mi sarebbe servito solo per non andare fuori giri e trovarmi dopo 5 km con il fiatone e senza più forze. Quindi decido di prenderla con calma e inizio a guardare il panorama dall’argine.

Rispetto agli altri anni non è molto cambiato ma alcune differenze si notano e, mentre ricordo quando facevo lo stesso giro, senza nessun ausilio tecnologico paragono l’orizzonte, stavolta occupato dal grande ospedale del Destra Secchia che prima non c’era, i camini della centrale elettrica tagliati e non più tre, i pioppi ormai cresciuti, tagliati e ripiantati… e così passo dopo passo riscopro il corpo e lo ascolto per non andare fuori ritmo. Sento il respiro, penso al passo, aumento l’andatura e la diminuisco senza pensare al tempo ma andando solo a sensazione. Ripenso ancora a quando, più giovane, per correre usavo solo queste sensazioni trasmesse dalla testa e dal corpo.

E così corro, guardo, mi ascolto, osservo una lepre nel campo a fianco del “tirassegno”, osservo le grolle che in gruppo alzano la testa dalla sponda dell’argine per guardarmi passare, osservo il Po che corre placido nel suo letto e mi accompagna per un pezzo quando sono proprio vicino e non ci sono cime di alberi ad occludermi la vista. Osservo e respiro, corro e ascolto, metro dopo metro fino a vedere le ultime curve e a ripensare che da ragazzo da qui, all’altezza della “Fornace”, una casa adagiata nella golena, iniziavano gli ultimi 500 metri e, come allora, inizio a spingere.

Il cartello di inizio paese, all’altezza del cippo, si avvicina. La mia fatica sta per terminare e anche i ricordi tornano a riposare nel profondo della mia mente.

Una mattina e una corsa diverse dal solito. Senza tecnologia ma con tanti piacevoli ricordi.

argine - pieve

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8 thoughts on “Riscoprire il proprio “ritmo”

  1. Passeggiate meditative. Cosi chiamo le mie che non sono corse (un ce la fo…) ma passeggiate, a volte lunghe, anche 10 chilometri se ho tempo e… ritmo. Appunto. Ascoltare il proprio respiro, e accorgersi di esso, e del passo, sentire i muscoli che obbediscono al cervello e procedere, sentire i fianchi e cercare l’equilibrio del proprio io, sia quello di dentro come quello del corpo fisico. Sentirsi parte degli alberi e del cielo, respirare e restituire l’aria all’aria. Prendere quella che serve, trattenerla e sentire che i passi sono possibili grazie a questa. Il ritmo del cuore, pure. Diamo tutto sempre troppo per scontato. Ma per compiere un singolo passo, moltissime forze di mettono in moto, si alleano e rispondono ad una legge precisa e meravilgiosa.

  2. ) un post fresco, che respira piano… si concede e concede il tempo di ri-assaporare, ricordi, paesaggi, di affrettarsi lentamente, per espirare attimi di vita vera, genuina…

  3. ancora a correre… ^ _ ^

    Quel giorno, non so proprio perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta li pensai di correre fino la fine della città, pensai di correre attraverso la contea di greenbow, poi mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’ Alabama, e cosi feci. Corsi fino all’ oceano e, una volta lì mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre, quando arrivai a un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui, tanto vale girare di nuovo e continuare a correre; quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo, quando dovevo fare …, insomma, la facevo !

    un sorriso

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