Ciao Pa, ci vediamo.

Era con queste parole che da un anno e più, o comunque tutte le volte che uscivo di casa per andare “in giro”, salutavo mio padre. Alcune volte usavo un “Cia’ pà, se vedüm” in un misto di milanese-mantovano ereditato da mia mamma e da lui. La sua risposta quando partivo in macchina era un “fa balà l’oeucc” o un “stà tenti”, mentre quando andavo in giro per il mondo per una delle mie avventure, era “me racümandi” (scusate la traduzione scritta del mantovano ma confondo sempre un dialetto con l’altro).

Una delle ultime volte che mi hai “raccomandato” è stato il 20 di agosto, giorno che rimarrà impresso nella mia memoria per sempre. Quel giorno, ero appena tornato dalle ferie, ero stato “a la péf” (Pieve di Coriano paese dove è nato e dove verranno portate le sue ceneri) per sistemare due cose, controllare la “staletta” con il suo tetto pericolante e fare due lavoretti che mi aveva commissionato. Dicevo, quel giorno, stavamo andando all’ospedale, avevamo la visita con l’oncologo, e mentre facevamo il tratto dal parcheggio agli ambulatori, ti ho detto che il week-end successivo sarei andato a Lugo di Romagna per fare una ciclostorica. La tua risposta è stata un “tuo ricordo”. Mi hai raccontato che a Lugo c’eri andato con il carrarmato quando facevi il carrista durante la leva e che avevate fatto prova di tiro sparando in mare. Mi hai raccontato dei tuoi commilitoni e di come era difficile mirare e sparare anche in movimento, seppur fosse vietato, con il cannone calibro di cui ora non ricordo il numero. Io ho subito pensato a una tua foto che c’è nella casa nel mantovano, una foto stile polaroid, in cui tu eri seduto sulla torretta del carro in “braghine  e canotta”. Infatti tu in quel momento tu mi hai detto: “C’è quella foto a Pieve mentre eravamo li”. Quella foto la metterò in questo post appena riuscirò a recuperarla.

E’ stato un bel ricordo ed è l’ultimo che mi hai raccontato dato che da li a poco l’oncologa ci disse che dovevamo iniziare subito la cura per colonizzare il male che era nato dentro di te. E aggiunse anche  che sarebbe stato difficile ma che ci avremmo provato.

Purtroppo da quel giorno ti sei spento piano piano, prosciugato dal cancro che cresceva inesorabilmente e si diffondeva.

Hai resistito tanto con il tuo fisico, non sapendo. Ora come ora non so se sia stato un bene o un male per te dato che eri una “testa dura”, cosa tipica di noi Magnani, e sopportavi in silenzio pur di non disturbare gli altri, tranne la mamma che invece ti dava sempre una mano in tutto.

Ma ora è tempo di salutarci. Tu sei andato a brontolare – era una tua caratteristica e anche tuo nipote te lo diceva sempre – in cielo. Farai le commissioni, come mi ha ricordato “il Rossi”, anche lassù e andrai in giro con la tua nuova bicicletta alata per salutare chi incontri nella tua “routine quotidiana”.  E ti immagino con i tuoi vecchi amici, che già da tempo ci hanno lasciati, mentre giocate a scopa o a briscola e pagherà da bere chi perde.

Anche oggi e sempre ti saluterò con “Ciao Pa, ci vediamo” perché la mia Fede mi fa credere che un giorno ci incontreremo e mi farai una delle tue solite brontolate per tutto quello che da oggi a quel giorno combinerò nella mia vita.

Ciao Pa, se vedüm.

Io e mio padre nel '74

Io e mio padre nel ’74

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6 thoughts on “Ciao Pa, ci vediamo.

  1. Mi hai ricordato tantissimo me e il mio papà. Ci sono passato più di 8 anni fa ormai e da quel giorno non ho mai smesso di pensarci… di pensarlo.
    Piano piano il tempo aiuta ad accettare ma l’assenza non verrà mai colmata, almeno per me è stato ed è tuttora così. Bel post e bellissima la foto.
    … Mi hai smosso la lacrimuccia!!

  2. Ciao Marino,
    ho letto con tristezza e tenerezza questi pensieri, delicati, profondi. Eppure sereni e fiduciosi.
    C’è una stella che ospita i cuori buoni, la brava gente, le belle persone pulite, oneste, che hanno vissuto il mondo senza ferirlo ed è da quel luogo che arrivano i tanti “te racumandi” che in qualche modo accompagnano i nostri giorni, e noi, nelle nostre scelte e azioni. Per alcuni questa stella è dove sono gli Angeli. Per altri è una luce dentro il cuore. Il passo leggero con il quale la brava gente ha attraversato la vita lascia impronte che possiamo trovare ogni volta che servono calore, consolazione, guida.
    Un abbraccio, Marino e un saluto al tuo Papà.

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