Una città nel panico – Lettera dall’Etiopia

Avevo già incominciato a pensare all’Etiopia dopo il gesto simbolico delle mani “legate” sopra la testa di  Feyisa Lilesa all’arrivo della maratona olimpica di Rio, in cui vinse l’argento.

lilesa-manette-rio2016

Da La Repubblica si leggeva: “Un gesto di protesta contro le persecuzioni subite dagli oromo, etnia – di cui fa parte  – che vive nell’Etiopia centromeridionale (e anche nel confinante Kenya). Le terre degli oromo furono conquistate a fine Ottocento da Menelik II che diede vita all’impero etiope. Oggi gli Oromo rappresentano circa il 40% della popolazione. Da anni il fronte per la liberazione degli Oromo combatte contro il potere centrale di Addis Abeba.”

Feyisa non tornerà in Etiopia per paura di repressioni, anche se il governo aveva assicurato che lo avrebbe accolto come un eroe, che andava aggiungendosi a quei milioni di profughi che scappano dalle guerre o dalle rappresaglie.

Avevo perso un po’ di vista la faccenda, anche se la seguivo, perché un caro amico è lì ormai da anni e perché ho diversi amici in quel di Dilla, zona abbastanza vicino a quella che è la regione dell’Oromia, in cui già nel giugno 2014 si parlava del problema della diga che avrebbe fatto spostare migliaia di persone dai loro villaggi.

Vi lascio alla lettura della lettera che mi ha scritto il mio amico qualche giorno fa… perché in fondo parla da sola.

Una città nel panico

Non sapevo se scrivere questa piccola lettera ma ho deciso di scriverla per tutti quelli che non mi vedono più in facebook e per gli altri che chiedono mie notizie.

Iniziamo da dopo la festa del primo dell’anno Etiopico (11/09) le notizie che arrivavano dalla zona Amhar e Oromo non erano delle migliori, si iniziava a parlare di soldati, di gente che veniva fermata e arrestata.

Nella settimana dopo alcuni giornali anche in Italia hanno riportato la notizia di alcuni scontri fra gli oppositori di questo governo e la polizia, naturalmente forse hanno tralasciato di dire che vi sono stati anche dei morti l’esercito e la polizia hanno sparato ad altezza uomo.

Appena dopo la festa della croce (27/09) ad una festa semi religiosa vicino ad Debrezeid alcune persone dell’opposizione hanno gridato slogan contro il governo, a questo punto la polizia ha sparato in aria e lanciato lacrimogeni, la folla moltissima (si parla di 2 milioni) dal panico sono sfuggiti si parlava di circa 350 morti (il governo ne ha dichiarati solo 70) anche questa notizia è stata data anche all’estero sembra ci fossero presenti alcuni giornalisti questa festa nella zona Oromo è molto sentita dalla popolazione, e subito BBC, Aljasira, hanno dato la notizia.

Dopo questo la popolazione della zona Oromo ha iniziato a attaccare il governo e tutto quello che è del governo, le strade sono diventate un campo di guerriglia, a Moggio, Debrezeid hanno iniziato scontri con le persone di altre tribù e religioni, specialmente Tigrini mussulmani.

A Zwai hanno spaccato tutto ciò che era del governo sembra banche chiuse sassaiola contro le macchine di passaggio negozi di mussulmani chiusi o bruciati.

A Sciasciamaanne hanno ucciso alcuni tigrini e hanno chiuso le strade per Addis Abeba e per Hawasa

Da queste parti hanno iniziato alcuni scontri  da Irgheciaffe sembra che siano Ghedeo bruciando una chiesa ortodossa e una moschea

Anche qui a Dilla non sono stati risparmiati alcuni scontri sempre da parte dei Ghedeo sembra per rivendicare della terra hanno instaurato scontri con la polizia e la popolazione quest’ultima è entrata nel panico più totale, appena è successo il primo scontro i genitori hanno ritirato tutti i bambini da asilo e scuole nel panico più totale e quando chiedevi cosa stesse succedendo avevi delle risposte insensate, da mi stanno bruciando la casa a sono morti alcune persone.

Fino giovedì scorso quando veramente sembra siano iniziati i primi scontri con alcune persone uccise.

E con la giornata di ieri quando sono arrivati i federali ( questi prima di fare domande sparano o picchiano) sembra con l’attacco ad un hotel, alla moschea e ad una chiesa ortodossa con alcuni morti alcuni parlano di 10 alcuni di 5 ecc. però sta il fatto che in città quasi tutti i negozi sono chiusi i distributori non danno carburante la gente è nel panico più totale e da questa sera vige il coprifuoco dalle 07,00 nessuno può girare dopo quest’ora.

Oggi dicono che a Ciaffe è stata bruciata una fabbrica, e nella zona industriale di Addis Abeba sembra che ne siano state bruciate altre.

Staremo a vedere cosa succede fatto sta che facebook, youtube, le strade che portano ad Addis Abeba non sono sicure.

Tutto questo è un piccolo sfogo forse per sdrammatizzare quello in cui sono coinvolto, la situazione non è delle migliori, anche se oggi ho girato liberamente per Dilla addormentata si respira un aria strana senza bajaji, con poche macchine, con la gente che cammina come sempre ma presa dai suoi pensieri pochi quelli che ti salutano.

Naturalmente siccome non devo farmi mancare nulla ieri siamo andati fino ad Hawasa dove e stato consacrato il nuovo vescovo abba Roberto Bergamaschi ( salesiano e direttore  della missione di Dilla) con una gran festa dove vi erano circa 5000 persone.

Chiedo, a quelli che credono, come ha detto il nuovo vescovo oggi in chiesa qui a Dilla, una piccola preghiera per la popolazione di Dilla e dell’Etiopia

Per ora vi lascio a presto

Maurizio

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2 thoughts on “Una città nel panico – Lettera dall’Etiopia

  1. A volte mi domando cosa e quanto l’umanità abbia imparato dal passato… E mi rispondo: NIENTE.
    La storia dell’umanità comprende sempre sempre sempre violenze guerre soprusi. Ma perchè?
    Il fatto è che adesso siamo alla frutta. E non lo capiamo….

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