Dal prosecco al soave: storie di vino e di running

Oggi scrivo di running e spero di farlo in maniera frizzantina come i due vini nel titolo del post.

medaglia_proseccorun.jpegIeri ho partecipato al mio primo trail ufficiale con tanto di medaglia e tempo di gara, ma facciamo una “retrocorsa” e torniamo al 4 dicembre quando invece ho partecipato alla Prosecco Run. A questa corsa mi sono iscritto subito non appena hanno aperto le iscrizioni, perché il nome mi attirava e oltretutto se si era tra i primi iscritti, regalavano nel pacco gara anche lo zainetto brandizzato con il logo della corsa. La Prosecco Run è una mezza ufficiale in cui si passa in una ventina di cantine che producono, per l’appunto, il prosecco della Marca trevisana e ci sono andato con amici e Carla, che ha fatto la sua prima tapasciata di 11 km. La manifestazione nel complesso è stata bella e abbiamo avuto la possibilità di fare un po’ di assaggi prima, durante e dopo, godendo di un bel clima e correndo tra vigne e silos. Da quel giorno è iniziata la preparazione, con Flavio, per riuscire a fare tutti i 100 km del Passatore nel maggio del 2017.

Detto questo, passiamo alla Ecorun Collis nelle vigne del Soave, nel contesto della “regine delle tapasciate”, che ha visto la partecipazione di 18 mila persone, oltre a un migliaio di runner come noi (io, Flavio e Paola), che ha partecipato alle gare competitive.  Partenza all’alba, anzi prima, dato che erano le 5 del mattino, con una gelata che faceva presagire una giornata molto fredda, anche se le previsioni dicevano che si sarebbe corso tra 1 e 8 gradi, ma ne è valsa la pena : la splendida cornice delle vigne, che producono il  soave,  di questo trail ci ha accompagnato nella “corta” (44 e 26 chilometri erano le due distanze), scelta per ragioni di allenamento, preparazione fin qui conseguita e capacità.

Il trail si è rivelato subito impegnativo con una ripida salita che ci ha portato in quota e con le successive discese, nel lato ombreggiato della collina, dove la neve non sciolta aveva formato dei lastroni di ghiaccio che l’organizzazione aveva ricoperto di sabbia e di sale, ma che rimanevano comunque pericolosi causando diverse cadute (comprese quelle di Paola che se ne è fatta ben due poco ammortizzate dalla sua figura filiforme). Salendo e scendendo, ma soprattutto salendo, siamo arrivati alla deviazione delle due lunghezze. Passando in bei boschi e sentieri con il percorso ben segnalato, ci siamo ricongiunti al percorso finale della 44 quando mancavano una decina di chilometri. E qui abbiamo trovato il primo ristoro ben fornito: oltre a solidi, liquidi e Sali, metteva a disposizione del fresco Soave o del vin brûlé bianco. Non si poteva non fare rifornimento prima di ripartire, senza sapere che da lì a 200 metri, dietro una curva, prima dell’inizio di una discesa, con cartello che indicava la pendenza al 35%, ci aspettasse “il Walter” con il suo ristoro libero e abusivo, che offriva il suo soave, spillato direttamente dalla tanica, e il suo amaro di 16 erbe. Avendo bevuto il soave poco prima mi sono fatto servire un bicchierino di amaro: una “delizia” al palato!!!

Walter e Paola discutono di Amaro

Walter e Paola discutono di Amaro

Fatta la foto di rito ci siamo lanciati giù dalla discesa, siamo passati per altre vigne per risalire ancora un’altra collina in cima alla quale si sentiva, portato dal vento, il profumo di salamella e il vociare dei partecipanti. Detto ciò non ci ho messo molto a lanciarmi in discesa per raggiungere quell’obbiettivo ma, ahimè, appena finita la discesa quando già avevo l’acquolina in bocca, il servizio dei volontari mi faceva voltare a sinistra perché, per noi professionisti c’era il ristoro da runner, e quell’altro ristoro era destinato solo ai tapascioni: che disdetta! Ma ormai eravamo quasi al 20° km e ci aspettavano gli ultimi saliscendi prima del traguardo, tra cui una delle discese ripide incontrate fino a quel momento, ma per fortuna tutta al sole e con buona parte di terreno molto duro.

Abbiamo finito arrivando al traguardo, dopo 4 ore, con le braccia alzate, soddisfatti della bella corsa che abbiamo fatto e del bel panorama che abbiamo ammirato, ma quella “salamella” sottratta al nostro palato ci ha fatto ripromettere che l’anno prossima torneremo e la faremo da tapascioni.

Medagliati al traguardo

Medagliati al traguardo

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One thought on “Dal prosecco al soave: storie di vino e di running

  1. Sto ridendo un sacco per quella salamella mancata.
    Mi sa che siete gli unici runner che bevono durante una competitiva eh…
    Un amico ha fatto la 44Km, mi ha detto che ha fatto una fatica boia, ma è stata bellissima..:)

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