C’era una volta il West

E siamo giunti all’ultimo punto cardinale della bussola: l’ovest. Questo punto cardinale mi fa pensare al far west dei film che guardavo da piccolo, con l’eterna lotta tra cowboy e indiani, per la conquista o per mantenere la propria terra.

Ad ovest ci sono andato un po’ di volte. L’ovest in Europa per me rappresenta il cammino di Santiago, che ho fatto due volte, non il classico francese, ma la Via de la Plata da Salamanca, circa 500 km in 2 settimane, e il Cammino Inglese, da Ferrol, 120 km in 5 giorni. Ho in programma il Cammino Portoghese ma vorrei farlo con Elia, che ora è ancora piccolo. Se invece guardo al west allora mi viene in mente la prima esperienza di volontariato in Brasile, nel lontano 2002, e il viaggio tra Canada e USA del 2013 che mi ha lasciato sia bellissimi ricordi che sensazioni contrastanti sulla grande mela.

Per Laura l’ovest è definito in questo modo:

La direzione del tramonto, con i colori del rame e i frutti dell’autunno. Ho scoperto che nel Feng Shui si associa al cerchio, alla capacità di ottenere risultati e riconoscimenti dai nostri sforzi. Insomma, l’ideale per avviarsi verso la fine di un percorso.

Ma è anche la creatività di immaginare la rinascita, di guardare ai frutti che giungono a maturazione come un punto di partenza per il nuovo ciclo naturale, per i campi da arare e seminare perché tornino a germogliare qualche mese dopo.

Questa immagine dell’ovest mi piace davvero tanto. Io che sono nato da radici contadine sono sempre stato affascinato dalla bellezza della campagna nelle varie fasi stagionali: dall’aratura, alla semina, alla maturazione e al raccolto dei frutti della terra. Senza contare che in autunno “nasce” il vino. 

Per tornare al “contesto” dell’avviarsi verso la fine di un percorso, questo lo vedo un po’ lontano dal mio modo di vivere, dato che ho tanti piccoli progetti iniziati ma non un vero e proprio percorso. Magari, come capita spesso, si fanno le “verifiche” di quello che sono state le “altre stagioni” e si valuta il valore e la bontà del “raccolto”. Per il momento sono abbastanza soddisfatto dei miei autunni e dei risultati che sono riuscito ad ottenere nei progetti della mia vita. C’è qualche rimpianto, ma ormai, come si suol dire, “non bisogna piangere sul latte versato”.

Tornando alla ricerca dell’ovest, Laura lo riassume in questi punti:

  • Sogna in grande. Di più, sogna grandissimo
  • Metti in conto il disagio (e pure il fallimento)
  • Fai un piano d’azione, ma tieni gli occhi aperti

Questi, più che punti di fine percorso, li vedo come punti di programmazione di un viaggio oppure dei momenti di verifica durante un viaggio. Nelle mie varie esperienze ho sempre tenuto un diario di bordo che, però, non ho mai pubblicato essendo cose “intime”: pensieri e riflessioni interiori su come stavo andando o dove speravo di arrivare. Forse alla fine di questi “diari” avrei dovuto/potuto scrivere una “conclusione” ma io preferivo finire l’esperienza con la conclusione temporale della stessa e, ripensandoci, questa era la ripartenza nella vita quotidiana, cioè nella confort zone: con questo si chiudo il giro dell’ago della bussola.

Grazie a Laura e alla sua 25esima ora. Questo il link per visitare il suo blog: https://www.25esimaora.com/

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Un commento

  1. buongiorno Marinz,
    Ieri ho hatto un commento ma non lo vedo. Mi sa che per qualche ragione lo ha ingoiato word press!
    Riscrivo:
    il concetto era sui rimpianti. Io ne ho parecchi, probabilmente tanti quanti ne ha la maggior parte della gente “normale”. Quella che combatte ogni giorno tra scelte possibili, accettando quando scegliere non si può, e tra compromessi vari.
    Concordo sulla inutilità delle lacrime sul latte versato: ritengo che in ogni errore vi sia un insegnamento. Sempre che si è disposti a “vederlo”. Per guardare, spesso, occorre chiudere gli occhi, guardarsi dentro. E’ il luogo dove ci sono tutte le cose, e dove c’è Tutto. Quel tutto che cerchiamo fuori, lo abbiamo dentro. Ecco. Chiudend gli occhi, si trova… Dentro c’è un gran casino, si sa. Contraddizioni anche. E tutto ciò che è la natura umana. A volte cerco di fare ordine, a volte mi arrendo e penso che le cose della vita sono per forza molto spettinate! Si va avanti, cercando di essere ogni giorno un po’ migliori… Ci vuole tutta la vita per imparare a vivere, no?
    Poi credo che “imparare a vivere” sia di per sè un concetto inesistente. Senza significato.
    Si vive. Punto. E si va avanti. Pensavo al tuo cammino, ai tuoi 500 km. Avranno fatto male i piedi ma avrai gioito del riposo, avrei sudato e sentito la stanchezza e i pesi, ma avranno goduto gli occhi e il cuore dei cieli, delle coltivazioni, dei prati, degli alberi, delle persone che avrai incrociato. Una similitudine con la vita.. 500 km come la vita. Un abbraccio a te e un caro saluto alla tua famiglia compreso un puffetto al piccolo.

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