5 anni dopo… in Etiopia

Avevo iniziato a scrivere questo post per fare un resoconto, a cinque anni di distanza, sulla donazione effettuata raccogliendo fondi tramite la lista nozze.

Volevo pubblicarlo nel week-end ma la situazione in Etiopia è cambiata ancora: una “specie” di colpo di stato per fermare le riforme del primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali. Ci sarebbe già qui da parlare di come e perché è stato eletto.

Riassumendo si capisce che le riforme che vuole fare vanno “oltre” quello che dovevano essere le riforme “democratiche” di parvenza per far contentare un po’ tutte le etnie:

  • I militare tigrini che hanno dirittotato gran parte del Prodotto Interno Lordo nei conti bancari dei leader politici e militari, che hanno reinvestito il maltolto in azioni di speculazione, soprattutto nel settore edilizio.
  • gli Amhara e gli Oromo che l’Egitto, nemico dell’Etiopia a causa della Diga Grande Rinascita, costruita dalla ditta italiana Salini Impresigilo con sub contratto a ditte cinesi, stava già iniziando ad armare. L’obiettivo era quello di scatenare una guerra civile e fermare il progetto della diga che riduce sensibilmente il volume delle acque del fiume Nilo a scapito della economia egiziana.

Oggi sono riuscito a sentire il mio amico Icio, dopo alcuni giorni di black-out Internet, “attivato” dalle autorità etiopi, per evitare, dicono, il diffondersi di notizie false e fomentare la rivolta, ma credo più come forma di censura e di non diffusione di notizie all’estero.

La situazione nel sud del paese sembra tranquilla, la TV parla di 6 morti importanti e di alcune perdite di militare a difesa del governatorato di Amhara. Mi aggiornerà appena avrà occasione di andare ad Addis Abeba o se qualcuno passerà di lì.

Tornando al post originale: il titolo dell’iniziativa era “dalle elementari al mondo del lavoro” dove, con i 1000 euro raccolti, 26.670 birr, con la quale abbiamo, parlo ora al presente, sovvenzionato un ciclo scolastico delle elementari a 5 ragazzi, e dato la possibilità a 5 donne di aprire attività “professionali” in maniera indipendente.

In questi anni, però, la situazione in Etiopia è cambiata molte volte. Prima una grossa crisi con conflitti interni che hanno portato a una guerriglia civile in diverse parti del territorio, con ore di coprifuoco per un lungo periodo tra il 2017 e il 2018. Dopodiché, con le elezioni, è cambiata la situazione con molte aperture, soprattutto verso quelle etnie che erano disagiate, e la pace con l’Eritrea, la quale era considerata una regione dell’Etiopia e non una nazione indipendente.

Detto ciò, in questi cinque anni, anche l’economia etiope non è molto migliorata, anzi, dato che ha preso piede la Cina con i suoi prestiti e l’invasione, non solo con prodotti scadenti, di diverse aziende e della gestione delle infrastrutture, in primis costruzione di strade, tutto a vantaggio del “loro” trasporto per lo sfruttamento del territorio e della movimentazione di materiali dai paesi confinanti. Di questo indebitamento ne avevo parlato in facebook, prendendo spunto da un articolo economico, dove veniva dato risalto ad un rifinanziamento che dava ossigeno alle casse etiopi ma, ma veder lontano, aggravava sempre di più il debito verso la Cina.

E’ poi di questi giorni la notizia dei salari sottopagati nel settore tessile, dove, per avere introiti, il governo ha invitato ad investire molto aziende di “alta” moda, sul territorio, peccato che gli stessi lavoratori trovandosi ad essere sfruttati si siano ribellati e tra scioperi, licenziamenti e malattia, il turn-over sia talmente elevato che la produzione ne ha risentito e il rischio è che le aziende, che prima avevano annusato la convenienza della produzione low cost, se ne vadano, lasciando molte persone senza un lavoro anche se sotto stipendiato.

Questo post è stato scritto un po’ di getto, non troppo corretto ma spero leggibile.
Le fonti a cui ho acceduto e preso dei riferimento sono:

Foto fatta in Etiopia durante la prima parte del viaggio di nozze (2014)

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