Etiopia: forse si torna alla normalità

Riporto qui sotto la lettera inviatami dal mio amico Icio. La situazione in Etiopia sembra tornare alla normalità dopo un colpo di stato fallito e una possibile guerra civile fermata appena in tempo.

Per analizzare il motivo di tutto questa escalation bisognerebbe partire con l’analisi degli ultimi 10 anni ma non è l’obbiettivo di questo post che vuole solo pubblicare la lettera e aggiornare sulla situazione attuale in Etiopia.

Sicuramente la situazione non è facile, come non è facile rispondere alle domande che si pone Icio alla fine della sua lettera.

Buona lettura

Dilla 27 luglio 2019

Così tanto per passare il tempo, visto che internet non c’è e non si sa quando tornerà, mi metto un po’ a radunare e a scrivere i fatti successi in questi 9 giorni, ripensando anche all’ultima comunicazione che ho avuto con il mio amico Marino dove era rimasto per poco tempo aperto l’accesso a Whatsapp quando mi diceva “tienimi aggiornato”, beh ora appena riuscirò a inviargli questo scritto sarà aggiornato, come sempre con un po’ di ritardo………

Si attendeva per giovedì scorso (18 luglio N.d.R.) una mezza rivolta da parte dell’etnia Sidamo che vorrebbero Hawasa come loro capitale, ebbene più o meno ecco quello che è successo, le notizie non sono tratte dal telegiornale o da giornali locali dove nulla è trapelato, ma sono date da fonti di parenti vari delle famiglie allargate di questo povero paese.

Tanto così per la cronaca ho iniziato a scrivere ed è andata via la corrente….

Iniziamo allora con giovedì scorso, al telefono con Giancarlo ad Hawasa perché dai lavoratori qui si iniziavano a sentire i primi avvenimenti, le prime notizie non davano nulla di tranquillo, i negozi erano già chiusi dal giorno prima, alcune persone di etnia diversa da quella Sidamo erano già in fuga verso altre città (la sorella di Haimanot era già scappata a Irgheciaffe).

La prima notizia da Giancarlo mi informa che dopo che un poliziotto è stato ucciso, per rappresaglia, sono stati uccisi tre civili, che avevano iniziato a bruciare alcune macchine e un trattore. La seconda notizia, a Soddo Abala (un paese sulle montagne) hanno ucciso un Farengi (un bianco) subito il pensiero ad Abba Leo un missionario da quelle parti, ma era già ad Addis Abeba per alcuni incontri

Venerdì si inizia a sentire che gli scontri proseguono a Agre Salam una cittadina sulla strada per Soddo Abala, qui hanno iniziato a bruciare negozi, bruciare hotel, a cacciare la gente dalle proprie case, in contatto ancora con Giancarlo per le notizie da Hawasa la strada per Dilla è stata chiusa.

Hanno bruciato la grossa fabbrica di ci put (pressato), il proprietario è  Alamudin , in più sembra che siano entrati alcuni gruppi terroristici per destabilizzare il paese e che l’esercito li abbia fermati a Morocio con conflitti a fuoco per la città.

Sabato la strada dalla chiesa ora in mano ai Salesiani ad Hawasa e la stazione degli autobus sono deserte: nessuno si azzarda a uscire di casa e solo l’esercito inizia a circolare. Sulla strada per Alita Wondo alcuni gruppi di persone obbligano i lavoratori, che stanno lavorando per la costruzione della strada, a fare degli scavi per non far passare le macchine. Sembra che una macchina di soldati ci sia finita dentro, con conseguenze drammatiche per i soldati, e la macchina arrivata dopo, sempre dell’esercito, con altri militari a bordo, hanno iniziato a sparare sui civili che circondavano la prima macchina. Si vedono arrivare delle macchine da Hawasa: sempre che l’esercito abbia ripreso un po’ il controllo.

Domenica: ecco le prime macchine che si vedono informano che sulla strada ora ci sono parecchi posti di blocco dove viene scrupolosamente controllato tutto.

Lunedì sulla strada per Soddo Abala gli scontri si sono spostati a Teticcia

Martedì la situazione sembra essersi normalizzata anche se si sentono ancora voci di scontri subito “risolti” dall’esercito (ho messo tra parentesi risolti perché l’esercito o più esattamente forze speciali prima sparano e poi fanno domande).

Il mercoledì si sente che hanno arrestato alcuni responsabili della regione il cui governo è ad Hawasa.

Ora siamo in regime di Comand Post cioè sotto regime militare, qui in città sia per entrare che per uscire ci sono delle Kelle (posti di blocco) dove ti controllano da capo a piedi, alle 7 di sera nessuna moto può circolare e naturalmente non abbiamo idea se internet verrà attivato quanto prima

Intanto in tutta questa storia alcune ambasciate sconsigliano la venuta in Etiopia, da noi dovevano venire dei ragazzi volontari dell’associazione “amici del Sidamo” ma sono stati fermati ad Addis Abeba, dalle suore qui dovevano venire dei volontari Spagnoli ma è stato tutto annullato, ancora non abbiamo idea per alcuni volontari Austriaci che dovevano venire a Dilla con loro senza internet non abbiamo più comunicazioni stiamo aspettando notizie da Addis

Naturalmente in tutta questa storia non si conosce il numero delle persone morte sia civili che Militari ma dalle varie notizie sembra siano parecchie.

In questo ricordo scritto di quello che è successo faccio una piccola parentesi sul tentativo di colpo di stato avvenuto alla fine del mese di giugno (naturalmente non penso anche questa notizia sia mai uscita dal paese), in questo caso sono stati uccisi un capo di una regione nel nord, un generale che era insieme con lui in un meeting, e ad Addis Abeba il generale capo dell’esercito dalla sua stessa guardia del corpo, anche qui nessuno ha dato notizia di tutte le persone che sono morte in seguito.

Certo qui a Dilla la situazione è rimasta tranquilla e per ora sembra rimanga così forse anche dal numero di militari qui presenti.

In una situazione del genere, anche se non coinvolto direttamente, ti domandi cosa ti può capitare, se riusciresti a raggiungere Addis Abeba o il confine con il Kenya, cosa potresti fare, cosa fai qui?

Poi ti domandi anche perché queste persone sono pronte a farsi guerra tra di loro, tra fratelli, pensi alle varie etnie presenti sul territorio (circa 80) che sono sempre state in lotta tra loro per territori anche poveri, dove è faticoso ottenere del profitto sia dalla terra che dalle poche industrie presenti, ti domandi il perché di tutto questo io non ho una risposta ma solo tante domande che in periodi come questi mi frullano per la mente…….

Un commento

  1. il potere e la ricchezza che da a chi lo esercita è la molla umana che in Africa si diffonde da Nord a Sud. Si tratta di un’ ancestrale attitudine, ereditata da Caino, dove i più forti sopravvivono e prosperano mentre i più deboli soccombono. Ma in Africa il numero dei deboli è enorme.
    Le rivalità tribali continueranno perché nell’Africano non c’è l’orgoglio del continente, mancano i veri leader. Se solo si coalizzassero contro chi detiene le loro ricchezze acquisite con un tozzo di pane o un colpo di fucile sarebbero un continente avanzato, alla stregua degli Emirati Arabi, che si stringono in una lega per fronteggiare gli altri.

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