Un “tuffo” nel passato

In un tempo remoto, in cui le estati calde bruciavano le piante dei piedi che correvano liberi sulla sabbia, un giovane manipolo di adolescenti e post-adolescenti ogni giorno cercava il modo migliore per affrontare le giornate.

La calura estiva, in quella zona impregnata di afa, che si estendeva ai margini del grande fiume nelle ore che vanno da mezzodì al vespero, lasciava spazio, dopo un meritato riposo, all’ideazione dell’impresa per il giorno successivo.

Fu così che fu presa la decisione che all’alba del giorno dopo, quando il sole non era ancora sorto, si sarebbero trovati sulla grande aia del palazzo, armati fino ai denti, ognuno con la propria attrezzatura, per andare a catturare quante più “bestie”possibili, che vivevano nel grande pozzo, formatosi perché nel fiume c’era meno acqua e la sabbia era potuta emergere dal suo fondale.

Partirono quindi in silenzio per non svegliare i vecchi che ancora dormivano, mentre un pallido sole si alzava nella velatura di quella che si preannunciava un’altra giornata di grande afa. Risalirono il corso del fiume, superarono delle dune e attraversarono la vegetazione prima di giungere nel posto migliore per la cattura delle prede.

Prepararono tutto e iniziarono a lanciare nell’acqua scura le esche per cercare di far emergere dal fondo qualche essere, per loro quasi mitologico, sperando che avesse i baffi o la gobba.

Quasi non fecero caso alla “draga” che stava appoggiata dormiente e inoperosa dal lato opposto della pozza d’acqua. Ad un certo punto un giovane prese la sua arma, sistemò l’esca e mise troppa forza nel lancio. Il piombo, come un proiettile, che serviva a trascinare l’esca in basso, sorvolò tutto lo specchio finendo per colpire e far riecheggiare il lamento, tutto intorno, della draga. Il piombo non la scalfì, ma cadde in acqua e quando venne recuperato dallo sventurato giovane si scoprì che ne era stato lisciato via un pezzo.

Questi sono i fatti romanzati di un avvenimento realmente accaduto nei primi anni ’90 e che mi sono ricordato leggendo un post su FB di mio cuggino (giusto con 2 g essendo cugino alla lunga)

Vi starete domandando cosa sia effettivamente successo? Bene ve lo riassumo qui: come spesso accadeva passavamo le estati nella bassa mantovana tra noi “parenti”. Le attività da fare erano diverse e non mancava la pesca a fondo sul fiume Po. In quell’estate, più secca del solito, l’acqua si abbassò tanto lasciando delle piccole pozze d’acqua in cui si poteva pescare. Una di queste era vicino “al sabin”, posto dove venivano riforniti di sabbia i camion, sabbia che veniva dragata dal fiume tramite una nave che si chiama per l’appunto draga. Qui decidemmo una mattina presto di andare a pescare dato che l’acqua era fonda. Per sbaglio o per pirlaggine lanciai un po’ troppo forte il mio piombo da 50 grammi e questo raggiunse la draga, che essendo vuota, rimbombo al suo interno.

Ormai il “Sabin” non esiste più perché è stato sostituito da un imbarcadero per i turisti del grande fiume, ma a me ogni tanto piace ricordare quelle belle avventure di quando si era giovani e spensierati per assaporare degli attimi di felicità.

Vista dalla draga – Foto di Riccardo Schifani che mi ha dato il permesso di pubblicarla

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